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Uno strumento di ricerca. Carrie Mathison e la storia di come sono nate le Branding Crazy Wall®.
Marzo 2020 eravamo tutti chiusi in lock down. Avevo trovato online una piattaforma il cui obiettivo era offrire contributi per studiare e approfondire temi legati al marketing, alla comunicazione e in generale all’apprendimento di nuove competenze. Rinascita Digitale.
Prima della pandemia all’interno delle Business School con cui collaboro da molti anni stavo facendo delle lezioni sul personal branding, o meglio professional come preferisco chiamarlo nei miei interventi. Così iniziai a ragionare sulla base dei riscontri che ricevevo e su quello che vedevo in aula.
Spesso il personal branding era legato a come “fare” un logo, ai colori da scegliere per un sito o alla pianificazione dei contenuti di un piano editoriale. A volte è la swot analysis, a volte il business model canvas. Eppure mancava sempre qualcosa a mio avviso. Un po’ come schiacciare l’acceleratore a 100 all’ora senza sapere che tipo di viaggio ci aspetti.
Così ho pensato come colmare quella prima parte. Quel momento prima di iniziare e decidere il posizionamento, i colori di un logo, il font, il tono di voce, la relazione con i nostri pubblici.
Ma non arrivavo a dama ed ero quasi convinta che avrei fatto una lezione classica. Che cos'è il branding, la sua storia e qualche teoria delle figure che maggiormente hanno contribuito a questa materia bellissima. David Aaker, sua figlia Jennifer Aaker. David Olgivy lo zio dell’identità visiva ( il padre è Peter Behrens con il suo progetto coordinato per l’AEG nel 1907) e Wally Olins, colui che per primo ha parlato di allineamento tra identità visiva e cultura organizzativa, che poi sono oggi il centro della mia ricerca. Fino ad arrivare Anita Roddick, la fondatrice di The Body Shop e Simon Sinek: l’inizio del concetto di purpose e il suo principale divulgatore oggi.
Avevo già iniziato a lavorare alle slide.
Carrie Mathison e le sue Crazy Wall.
Nel mentre stavo vedendo una serie televisiva. Homeland. E’ la storia di Carrie Mathison, brillante analista della CIA, che si impegna in tutti i modi per salvare il mondo da attentati terroristici, crisi mondiali e minacce batteriologiche. Carrie cerca possibili attentatori. Fondamentalmente cerca identità. Cerca di capire dagli indizi lasciati in giro chi sono quelle persone che potrebbero attentare alla nostra vita. Lo fa con uno strumento apparentemente molto semplice e molto visto nelle serie poliziesche ed investigative ovvero delle grandi board su cui appunta tutti i possibili indizi che raccoglie lungo il percorso. In gergo ho scoperto che si chiamano Crazy Wall.
Carrie però soffre di bipolarismo: un serio problema mentale che se non controllato con le medicine le causa visioni e crisi ossessive. Tutto la sua razionalità e il suo equilibrio, durante la fase acuta della malattia scompaiono. Ma succede qualcosa. In quei momenti Carrie riesce ad avere un pensiero laterale che le permette di collegare i puntini, avere delle epifanie e scoprire il colpevole.
Era quello che cercavo, la metafora del lavoro che occorre fare prima di mettersi in viaggio alla scoperta dell’identità.
Così ho iniziato a fare delle ricerche su quanto ci fosse di teorico nell’ambito delle scienze umane nell’approccio delle crazy wall e quali fossero i filoni a cui ricondurre questa attività.
Questo è il risultato.
Il territorio psicologico della Branding Crazy Wall®
L’idea di utilizzare una wall ( parete o anche chiamata board) per raccogliere e visualizzare le informazioni non è nuova. Dal concetto di moodbaord nella moda, al journaling nelle tecniche di mindfulness fino alla vision board, le tavole visuali sono uno strumento per riunire in un unico luogo informazioni, che servono per ottenere altro. Insomma sono gli ingredienti di una ricetta per avere poi un piatto.
Ma cosa si cela dietro a queste tecniche anche così diverse tra loro?
1. Portare fuori quello che abbiamo dentro: la Narrative Therapy
Il primo pilastro affonda le radici nella terapia narrativa di White e Epston e sul principio dell’esternalizzazione. Prendi un pensiero, un blocco, un pezzo della tua identità, lo porti fuori dalla testa e lo appiccichi su una superficie visibile. A quel punto fai un passo indietro e lo osservi come se appartenesse a qualcun altro, separando il tuo valore come persona dal problema. La ricerca conferma che questo processo aumenta la consapevolezza delle proprie risorse e dona un profondo senso di controllo (empowerment).
- Come si collega con le BCW®: dobbiamo fare un passo indietro prima di andare avanti, prima di premere l’acceleratore, cercando di essere quanto più laici nella raccolta dei nostri indizi, senza farci influenzare dal risultato finale che vorremmo ottenere, che rischia di essere viziato da bias e pregiudizi.
2. Il caos prima dell’ordine: Visual Thinking e pensiero analogico
Disegnare mappe visive permette al cervello di attivare il “pensiero diffuso”: quella modalità in cui la mente vaga apparentemente senza meta, ma in sottofondo lavora per creare connessioni inaspettate. La Branding Crazy Wall® fa un passo ancora più radicale: parte dal caos e accetta il disordine degli indizi sparsi. È uno strumento straordinario nella fase esplorativa, a patto che venga poi seguito da una fase più restrittiva e razionale per rimettere ordine.
- Come si collega con le BCWBCW®: La Branding Crazy Wall® non è l’intero viaggio, ma la bussola esplorativa prima di partire e di scegliere i compagni di viaggio. La creazione della mappa mentale avviene dopo aver scelto cosa tenere o scartare per il nostro viaggio.
3. Ingannare l’automatismo: i Pensieri Lenti e Veloci di Kahneman
Daniel Kahneman, premio Nobel per l’Economia nel 2002, spiega che la nostra mente si muove su due binari: il Sistema 1 (veloce, intuitivo, automatico, ma pigro e schiavo delle risposte preconfezionate) e il Sistema 2 (lento, logico, riflessivo, che richiede sforzo). Quando rispondiamo a bruciapelo a domande classiche sul branding, usiamo il Sistema 1 per dare risposte automatiche e socialmente rassicuranti. La Crazy Wall scardina questo blocco. Per riempire la bacheca utilizziamo il Sistema 1 (istintivo e senza giudizio), ma quando e quando ci allontaniamo per guardare l’insieme, attiviamo il Sistema 2.
- Come si collega con le BCW®: La wall alleggerisce il carico cognitivo, permettendoci di fare pensieri complessi (lenti) su intuizioni immediate (veloci).
4. Diventare registi della propria storia: l’Identità Narrativa
Se la Terapia Narrativa è lo strumento per “ripulire il campo”, l’Identità Narrativa (studiata da Dan McAdams) è la struttura che andiamo a ricostruire. Noi siamo la storia che ci raccontiamo per dare unità e scopo alla nostra vita. La ricerca dimostra che la narrative agency – la sensazione di essere gli autori della propria storia – è direttamente collegata al benessere e all’efficacia professionale. Quando le persone cambiano il modo in cui connettono i fatti del proprio passato con gli obiettivi futuri, proiettano una nuova versione di sé sul muro e cominciano ad abitarla. Su questo tema, uno dei contributi più interessanti è quello di Alessandra Cosso nel suo libro “Raccontarsela, copioni di vita e storie organizzative, la narrazione per lo sviluppo individuale e di impresa”, pubblicato nel 2013 da Lupetti.
- Come si collega con le BCW®: È quello che accade quando si arriva allo statement d’identità: le persone guardano la wall e si riconoscono in una nuova sintesi narrativa di se stesse. Scriverla è come indossare il proprio abito su misura.
Bene, ma torniamo a Carrie. Ogni stagione di Homeland, Carrie inventa nuove Crazy Wall. Ma sarà proprio l’ultima, in cui a mio avviso si supera con una meravigliosa Crazy Wall fatta di libri. Sono i libri della Tauchnitz, una celebre casa editrice tedesca fondata a Lipsia nell’Ottocento. Divenne famosa in tutta Europa per la pubblicazione di edizioni tascabili ed economiche di letteratura inglese e americana, destinate ai viaggiatori.
Come va a finire la serie? Non ve lo dico, se volete scoprirlo, questo è un contributo dell’ultimo episodio dell’ultima stagione.
Spoiler: Non guardatelo se volete vedere la serie. Ultimo episodio per salutare Carrie con il sottofondo di Truth del grandissimo Kamasi Washington.
Scopri di più sulla metodologia delle Branding Crazy Wall
La metodologia per scoprire e lavorare sull’identità del brand e delle organizzazioni.
