Il territorio psicologico della Branding Crazy Wall®

L’idea di utilizzare una wall ( parete o anche chiamata board) per raccogliere e visualizzare le informazioni non è nuova. Dal concetto di moodbaord nella moda, al journaling nelle tecniche di mindfulness fino alla vision board, le tavole visuali sono uno strumento per riunire in un unico luogo informazioni, che servono per ottenere altro.  Insomma sono gli ingredienti di una ricetta per avere poi un piatto. 

Ma cosa si cela dietro a queste tecniche anche così diverse tra loro? 

1. Portare fuori quello che abbiamo dentro: la Narrative Therapy

Il primo pilastro affonda le radici nella terapia narrativa di White e Epston e sul principio dell’esternalizzazione. Prendi un pensiero, un blocco, un pezzo della tua identità, lo porti fuori dalla testa e lo appiccichi su una superficie visibile. A quel punto fai un passo indietro e lo osservi come se appartenesse a qualcun altro, separando il tuo valore come persona dal problema. La ricerca conferma che questo processo aumenta la consapevolezza delle proprie risorse e dona un profondo senso di controllo (empowerment).

  • Come si collega con le BCW®: dobbiamo fare un passo indietro prima di andare avanti, prima di premere l’acceleratore, cercando di essere quanto più laici nella raccolta dei nostri indizi, senza farci influenzare dal risultato finale che vorremmo ottenere, che rischia di essere viziato da bias e pregiudizi. 

2. Il caos prima dell’ordine: Visual Thinking e pensiero analogico

Disegnare mappe visive permette al cervello di attivare il “pensiero diffuso”: quella modalità in cui la mente vaga apparentemente senza meta, ma in sottofondo lavora per creare connessioni inaspettate. La Branding Crazy Wall® fa un passo ancora più radicale: parte dal caos e accetta il disordine degli indizi sparsi. È uno strumento straordinario nella fase esplorativa, a patto che venga poi seguito da una fase più restrittiva e razionale per rimettere ordine.

  • Come si collega con le BCWBCW®: La Branding Crazy Wall® non è l’intero viaggio, ma la bussola esplorativa prima di partire e di scegliere i compagni di viaggio. La creazione della mappa mentale avviene dopo aver scelto cosa tenere o scartare per il nostro viaggio.  

3. Ingannare l’automatismo: i Pensieri Lenti e Veloci di Kahneman

Daniel Kahneman, premio Nobel per l’Economia nel 2002, spiega che la nostra mente si muove su due binari: il Sistema 1 (veloce, intuitivo, automatico, ma pigro e schiavo delle risposte preconfezionate) e il Sistema 2 (lento, logico, riflessivo, che richiede sforzo). Quando rispondiamo a bruciapelo a domande classiche sul branding, usiamo il Sistema 1 per dare risposte automatiche e socialmente rassicuranti. La Crazy Wall scardina questo blocco. Per riempire la bacheca utilizziamo il Sistema 1 (istintivo e senza giudizio), ma quando e quando ci allontaniamo per guardare l’insieme, attiviamo il Sistema 2.

  • Come si collega con le BCW®: La wall alleggerisce il carico cognitivo, permettendoci di fare pensieri complessi (lenti) su intuizioni immediate (veloci).

4. Diventare registi della propria storia: l’Identità Narrativa

Se la Terapia Narrativa è lo strumento per “ripulire il campo”, l’Identità Narrativa (studiata da Dan McAdams) è la struttura che andiamo a ricostruire. Noi siamo la storia che ci raccontiamo per dare unità e scopo alla nostra vita. La ricerca dimostra che la narrative agency – la sensazione di essere gli autori della propria storia – è direttamente collegata al benessere e all’efficacia professionale. Quando le persone cambiano il modo in cui connettono i fatti del proprio passato con gli obiettivi futuri, proiettano una nuova versione di sé sul muro e cominciano ad abitarla. Su questo tema, uno dei contributi più interessanti è quello di Alessandra Cosso nel suo libro  “Raccontarsela, copioni di vita e storie organizzative, la narrazione per lo sviluppo individuale e di impresa”, pubblicato nel 2013 da Lupetti.

  • Come si collega con le BCW®: È quello che accade quando si arriva allo statement d’identità: le persone guardano la wall e si riconoscono in una nuova sintesi narrativa di se stesse. Scriverla è come indossare il proprio abito su misura.

Bene, ma torniamo a Carrie. Ogni stagione di Homeland, Carrie inventa nuove Crazy Wall. Ma sarà proprio l’ultima, in cui a mio avviso si supera con una meravigliosa Crazy Wall fatta di libri. Sono i libri della Tauchnitz, una celebre casa editrice tedesca fondata a Lipsia nell’Ottocento. Divenne famosa in tutta Europa per la pubblicazione di edizioni tascabili ed economiche di letteratura inglese e americana, destinate ai viaggiatori. 

Come va a finire la serie? Non ve lo dico, se volete scoprirlo, questo è un contributo dell’ultimo episodio dell’ultima stagione. 

Spoiler: Non guardatelo se volete vedere la serie. Ultimo episodio per salutare Carrie con il sottofondo di Truth del grandissimo Kamasi Washington.  

Scopri di più sulla metodologia delle Branding Crazy Wall

La metodologia per scoprire e lavorare sull’identità del brand e delle organizzazioni. 

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