Quando ho iniziato a pensare alla Bubble Strategy stavo ragionando su come lanciare un brand e soprattutto il suo Why come direbbe Simon Sinek ai suoi pubblici o stakeholder. L’obiettivo era duplice: da una parte portare il dna di un brand o nel caso della cultura il concept curatoriale correttamente ai vari pubblici, dall'altro trovare una modalità per pianificare in maniera concreta gli obiettivi e misurare le azioni sui pubblici.
Spesso infatti, soprattutto negli ambiti culturali di dimensioni minori o con budget più contenuti, l’aspetto di analisi e verifica delle attività non è monitorato o nel caso lo sia non viene né analizzato né utilizzato per prendere decisioni successive.
Facciamo un esempio: dire che ad un festival culturale hanno partecipato 10.000 persone significa aver rilevato un dato, ma non significa comprendere realmente l’impatto e la nostra capacità di trasferire la reason why del nostro festival al pubblico.
Inoltre molto spesso, nella pianificazione marketing si prevedono strategie classiche e tradizionali, non personalizzate e differenziate per i pubblici. Sicuramente una strategia più semplice, ma poco efficace ed efficiente.
Da lì è nata la Bubble Strategy che alla fine è diventata uno strumento per colmare la distanza tra il posizionamento strategico, la comprensione reale dei pubblici e l'effettiva conversione commerciale o l’impatto che le imprese culturali possono portare.
Una volta completata e inziata ad usare nella progettazione, ho visto che lo strumento acquisiva robustezza e consistenza. Al punto che oggi, con un linguaggio di management potremmo definirlo così:
La Bubble Strategy è un framework di mappatura relazionale e comportamento strategico (Behavior Design) applicato alle organizzazioni contemporanee.
Sempre continuando con questo linguaggio potremmo dire che nata originariamente per rispondere alla fluidità dell'Audience Development culturale, la Bubble Strategy si rivela un potente modello di Customer & Stakeholder Engagement per brand e imprese commerciali che vogliono trasformare i propri segmenti in comunità attive.
Fin qui le origini. Vediamo l’approccio e poi a seguire i riferimenti teorici su cui poggia la Bubble Strategy che mi permetto di definirla un framework nell’ambito del design comportamentale. Non a caso la mia grande passione e ossessione (come Carrie Mathison, ognuno ha le sue) è l’economia comportamentale.
I Tre Limiti del Marketing Tradizionale
e come la metafora della “Bolla” li supera
Il marketing e la progettazione tradizionali tendono a guardare al mercato attraverso imbuti lineari (i classici funnel) o schemi rigidi. Negli anni dal concetto di target si è passato a quello di cluster per poi arrivare alle buyer personas. Da questo punto di vista il marketing culturale e le strategie di audience development preferiscono parlare di pubblici rappresentati in centri concentrici.
La Bubble Strategy rinforza questa prospettiva introducendo la metafora delle bolle che orbitano attorno all’organizzazione:
1. Dalla staticità alla fluidità (Sistemi Complessi)
Una “Bolla” non è un target immobile. È un cluster omogeneo definito da criteri qualitativi e comportamentali (interessi, stili di vita, sensibilità sociale, barriere). La forma circolare della bolla — permeabile e dinamica — descrive un ecosistema in continua evoluzione.
2. Dalla distanza alla relazione visuale
Nella Bubble Strategy, la dimensione della bolla, la sua distanza dal nucleo dell’organizzazione e le relazioni tra le bolle stesse diventano indicatori immediati dell’intensità del rapporto potenziale.
3. Dal target passivo all’attore del progetto
Il pubblico smette di essere il destinatario finale di un messaggio per essere trattato come una risorsa attivabile in logica di co-creazione e advocacy.
Il motore della metodologia: Il Behavior Design
Se la mappatura visualizza i pubblici, è il Behavior Design a muoverli.
La Bubble Strategy integra i contributi delle scienze comportamentali all’interno della sua matrice di progettazione, ovvero la Bubble Matrix, una griglia che tramite 16 parametri analizza ogni bolla e ci invita attraverso delle domande a progettare contenuti, attività, obiettivi.
Ma quali sono i contributi a cui mi sono riferita in fase di progettazione? Vediamoli a seguire.
Sistemi di Decisione e Bias (Kahneman & Tversky) + -
- Riconoscendo che il cervello umano (Sistema 1) opera in modo automatico e rifugge lo sforzo, il framework mappa le barriere cognitive, economiche o logistiche di ciascun cluster, neutralizzando la naturale resistenza al cambiamento prima di strutturare l'offerta. Su questo tema se siete interessati il testo di riferimento è Pensieri Lenti, Pensieri Veloci. Tra l’altro su questi contributi Richard Kahneman ricevette anche un Nobel nel 2002 “for having integrated insights from psychological research into economic science, especially concerning human judgment and decision-making under uncertainty”, che ha cambiato per sempre l’interpretazione economica dell’individuo.
Architettura delle Scelte (Thaler & Sunstein) + -
Attraverso la definizione del "Cosa offriamo" e dei messaggi chiave, la strategia agisce come un Nudge (una spinta gentile), disegnando contesti in cui l'azione desiderata diventa la via di minor resistenza per quel pubblico specifico. Il famoso innesco o trigger che ci porta direttamente al terzo contributo, senza dimenticare che anche in questo caso abbiamo un Nobel nel 2017 per Richard Thaler “for his contributions to behavioural economics” così come ufficialmente decretato dall’Accademia Svedese.
Il Modello Fogg (B=MAP) + -
- Un comportamento avviene solo se Motivazione, Abilità e Innesco (Prompt) coincidono. La Bubble Strategy analizza la motivazione primaria di ogni bolla (Concept) e calibrà l'accessibilità dei touchpoint per rendere il comportamento atteso incredibilmente semplice da compiere. Qui i contributi sono di BJ Fogg, behavior scientist at Stanford University con il suo libro Tiny Habits.
La Creazione di Abitudini (Modello Hook di Nir Eyal) + -
Mappando le opportunità di Co-creation e i livelli di engagement richiesti, la metodologia chiede di valutare quale possa essere per l’utente un piccolo investimento richiesto (un feedback, la partecipazione a un workshop, la co-progettazione), che innesca un ciclo ricorsivo e trasforma il consumatore in un membro attivo della community.
Dalla teorie all’impatto e la sua misurazione:
la Bubble Matrix e gli OKR
Ma fin qui sarebbe solo un gran lavoro di progettazione con conseguente pesante compilazione fine a se stessa.
La vera portata della Bubble Strategy risiede nella sua capacità di trasformare l’analisi qualitativa in un modello decisionale quantificabile. Questo avviene attraverso la Bubble Matrix, una piattaforma operativa che mappa ogni cluster su parametri comportamentali e strategici precisi (Profilo, Barriere, Comportamento Atteso, Canali).
Per evitare che la mappatura rimanga un esercizio descrittivo, la matrice si integra nativamente con la metodologia OKR (Objectives and Key Results):
Per ogni bolla individuata, si definisce un Obiettivo operativo o strategico specifico e i relativi Key Results (risultati chiave misurabili). In questo modo, l’allocazione del budget, le azioni di marketing e la produzione non sono più guidate da intuizioni estemporanee, ma sono ancorate a metriche scientifiche di monitoraggio e performance.
Due declinazioni per un unico framework
La flessibilità del modello permette alla Bubble Matrix di declinarsi in due versioni speculari:
1
La versione
Cultural/Audience Development
focalizzata sulla maturità culturale, l’accessibilità simbolica, l’impatto sociale e la mediazione curatoriale.
2
La versione
Commercial/Corporate
dove i concetti di “maturità culturale” e “barriere alla partecipazione” si traducono rispettivamente in Brand Awareness (consapevolezza del prodotto) e Friction di conversione (ostacoli all’acquisto o all’adozione del servizio), mantenendo intatto l’approccio orientato al comportamento.
A fare da arbitro nella scelta delle priorità strategiche interviene l’Indice di Attivabilità: un valore basato su 4 dimensioni (Interesse, Barriere, Maturità, Costo energetico di attivazione) che permette di classificare matematicamente le bolle ad alta, media o bassa attivabilità, ottimizzando gli investimenti dell’organizzazione.
Conclusioni: uno strumento flessibile
La Bubble Strategy mira a colmare un vuoto tra la teoria del posizionamento di marca e la pratica dell’execution commerciale o culturale. Non si limita a dirci chi è il nostro pubblico, ma ci spiega come e perché deciderà di attivarsi, portando l’attenzione sulle priorità delle attività. In particolare quando siamo sotto vincolo di bilancio, come direbbero gli economisti.
È uno strumento flessibile, che può essere utilizzato a gradi diversi di complessità, ma con un’unica finalità: aumentare l’impatto e il valore portato delle strategie e renderle veramente generative.
