Come la Bubble Strategy trasforma i pubblici in comunità attive e aumentare l’impatto delle politiche culturali, attraverso il Behavior Design e la metodologia degli OKR (Objective and Key Results).

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La Bubble Strategy è un framework di mappatura relazionale e comportamento strategico (Behavior Design) applicato alle organizzazioni contemporanee.

I Tre Limiti del Marketing Tradizionale

e come la metafora della “Bolla” li supera

Il marketing e la progettazione tradizionali tendono a guardare al mercato attraverso imbuti lineari (i classici funnel) o schemi rigidi. Negli anni dal concetto di target si è passato a quello di cluster per poi arrivare alle buyer personas. Da questo punto di vista il marketing culturale e le strategie di audience development preferiscono parlare di pubblici rappresentati in centri concentrici. 

La Bubble Strategy rinforza questa prospettiva introducendo la metafora delle bolle che orbitano attorno all’organizzazione:

1. Dalla staticità alla fluidità (Sistemi Complessi)

Una “Bolla” non è un target immobile. È un cluster omogeneo definito da criteri qualitativi e comportamentali (interessi, stili di vita, sensibilità sociale, barriere). La forma circolare della bolla — permeabile e dinamica — descrive un ecosistema in continua evoluzione.

2. Dalla distanza alla relazione visuale

Nella Bubble Strategy, la dimensione della bolla, la sua distanza dal nucleo dell’organizzazione e le relazioni tra le bolle stesse diventano indicatori immediati dell’intensità del rapporto potenziale.

3. Dal target passivo all’attore del progetto

Il pubblico smette di essere il destinatario finale di un messaggio per essere trattato come una risorsa attivabile in logica di co-creazione e advocacy.

Il motore della metodologia: Il Behavior Design

Se la mappatura visualizza i pubblici, è il Behavior Design a muoverli. 

La Bubble Strategy integra i contributi delle scienze comportamentali all’interno della sua matrice di progettazione, ovvero la Bubble Matrix, una griglia che tramite 16 parametri analizza ogni bolla e ci invita attraverso delle domande a progettare contenuti, attività, obiettivi. 

Ma quali sono i contributi a cui mi sono riferita in fase di progettazione? Vediamoli a seguire. 

Sistemi di Decisione e Bias (Kahneman & Tversky) + -

  • Riconoscendo che il cervello umano (Sistema 1) opera in modo automatico e rifugge lo sforzo, il framework mappa le barriere cognitive, economiche o logistiche di ciascun cluster, neutralizzando la naturale resistenza al cambiamento prima di strutturare l'offerta. Su questo tema se siete interessati il testo di riferimento è Pensieri Lenti, Pensieri Veloci. Tra l’altro su questi contributi Richard Kahneman ricevette anche un Nobel nel 2002 “for having integrated insights from psychological research into economic science, especially concerning human judgment and decision-making under uncertainty”, che ha cambiato per sempre l’interpretazione economica dell’individuo. 

Architettura delle Scelte (Thaler & Sunstein) + -

Attraverso la definizione del "Cosa offriamo" e dei messaggi chiave, la strategia agisce come un Nudge (una spinta gentile), disegnando contesti in cui l'azione desiderata diventa la via di minor resistenza per quel pubblico specifico. Il famoso innesco o trigger che ci porta direttamente al terzo contributo, senza dimenticare che anche in questo caso abbiamo un Nobel nel 2017 per Richard Thaler “for his contributions to behavioural economics” così come ufficialmente decretato dall’Accademia Svedese.

Il Modello Fogg (B=MAP) + -

  • Un comportamento avviene solo se Motivazione, Abilità e Innesco (Prompt) coincidono. La Bubble Strategy analizza la motivazione primaria di ogni bolla (Concept) e calibrà l'accessibilità dei touchpoint per rendere il comportamento atteso incredibilmente semplice da compiere. Qui i contributi sono di BJ Fogg, behavior scientist at Stanford University con il suo libro Tiny Habits. 

La Creazione di Abitudini (Modello Hook di Nir Eyal) + -

Mappando le opportunità di Co-creation e i livelli di engagement richiesti, la metodologia chiede di valutare quale possa essere per l’utente un piccolo investimento richiesto (un feedback, la partecipazione a un workshop, la co-progettazione), che innesca un ciclo ricorsivo e trasforma il consumatore in un membro attivo della community. 

Dalla teorie all’impatto e la sua misurazione:
la Bubble Matrix e gli OKR

Ma fin qui sarebbe solo un gran lavoro di progettazione con conseguente pesante compilazione fine a se stessa. 

La vera portata della Bubble Strategy risiede nella sua capacità di trasformare l’analisi qualitativa in un modello decisionale quantificabile. Questo avviene attraverso la Bubble Matrix, una piattaforma operativa che mappa ogni cluster su parametri comportamentali e strategici precisi (Profilo, Barriere, Comportamento Atteso, Canali).

Per evitare che la mappatura rimanga un esercizio descrittivo, la matrice si integra nativamente con la metodologia OKR (Objectives and Key Results):

Per ogni bolla individuata, si definisce un Obiettivo operativo o strategico specifico e i relativi Key Results (risultati chiave misurabili). In questo modo, l’allocazione del budget, le azioni di marketing e la produzione non sono più guidate da intuizioni estemporanee, ma sono ancorate a metriche scientifiche di monitoraggio e performance.

Due declinazioni per un unico framework

La flessibilità del modello permette alla Bubble Matrix di declinarsi in due versioni speculari:

1

La versione
Cultural/Audience Development

focalizzata sulla maturità culturale, l’accessibilità simbolica, l’impatto sociale e la mediazione curatoriale.

2

La versione
Commercial/Corporate

dove i concetti di “maturità culturale” e “barriere alla partecipazione” si traducono rispettivamente in Brand Awareness (consapevolezza del prodotto) e Friction di conversione (ostacoli all’acquisto o all’adozione del servizio), mantenendo intatto l’approccio orientato al comportamento.

A fare da arbitro nella scelta delle priorità strategiche interviene l’Indice di Attivabilità: un valore basato su 4 dimensioni (Interesse, Barriere, Maturità, Costo energetico di attivazione) che permette di classificare matematicamente le bolle ad alta, media o bassa attivabilità, ottimizzando gli investimenti dell’organizzazione.

Conclusioni: uno strumento flessibile

La Bubble Strategy mira a colmare un vuoto tra la teoria del posizionamento di marca e la pratica dell’execution commerciale o culturale. Non si limita a dirci chi è il nostro pubblico, ma ci spiega come e perché deciderà di attivarsi, portando l’attenzione sulle priorità delle attività. In particolare quando siamo sotto vincolo di bilancio, come direbbero gli economisti. 

È uno strumento flessibile, che può essere utilizzato a gradi diversi di complessità, ma con un’unica finalità: aumentare l’impatto e il valore portato delle strategie e renderle veramente generative. 

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